Le Pmi del settore meccanico non sono pronte per la quarta rivoluzione industriale

Quasi un quinto delle Pmi italiane del settore meccanico, ovvero il 18,6%, non si sente preparato per la quarta rivoluzione industriale. Sebbene il 41,8% di loro si dichiari soddisfatta per il prolungamento del Piano Nazionale Industria 4.0 al 2020, quasi una su tre (31%) lo giudica ancora insufficiente, e c’è chi ancora non lo conosce (18,4%).

Questo almeno è il quadro che emerge dalla ricerca sull’industria manifatturiera meccanica realizzata da Grs Ricerca e Strategia, e presentata in occasione del Forum trasformazione digitale, promosso da Fabbrica per l’eccellenza, la learning community di Compagnia delle Opere.

Cosa pensano le Pmi meccaniche del Piano Nazionale Industria 4.0?

Secondo le Pmi intervistate i principali fattori che rallentano la digitalizzazione delle imprese sono l’incertezza del rapporto tra investimenti e benefici, la mancanza di competenze interne e gli investimenti troppo alti.

Tra le misure del Piano Nazionale Industria 4.0, il cosiddetto Piano Calenda, iper e super ammortamento riscuotono invece il successo maggiore.

E se il 24% delle Pmi intervistate dà una valutazione positiva del Piano, riporta Ansa, e il 17,7% ritiene che sul fronte della trasformazione digitale la situazione sia migliorata, per il 15,2% delle aziende intervistate si tratta di un Piano “confuso e non rispondente alle esigenze delle Pmi”.

 

Dopo la sicurezza digitale gli investimenti si concentrano soprattutto sulla connettività

Dopo la cyber security gli investimenti delle Pmi si concentrano soprattutto sulla connettività (53%), mentre diminuiscono quando si tratta di Internet of Things, robotica collaborativa, big data e realtà aumentata, su cui investe il 26,8% delle imprese.

Lo stesso trend si rileva sul livello di conoscenza delle diverse tecnologie. Nella maggioranza delle Pmi, poi, è l’imprenditore stesso la figura che gestisce il processo di innovazione digitale. Solo il 10,9% dispone di un Chief innovation officer (Cio), e appena lo 0,6% può contare su un Chief Digital Officer (Cdo).

Non solo opportunità: big data, connessioni remote, Internet of Things presentano anche dei rischi

“Big data, connessioni remote quasi senza confini, Internet of Things offrono anche alle aziende di medie dimensioni l’opportunità di competere nell’economia globale – afferma Dionigi Gianola, direttore generale della Compagnia delle opere e responsabile del progetto Fabbrica per l’eccellenza – ma presentano dei rischi, sia perché gli investimenti richiesti dai processi di digitalizzazione sono elevati sia perché la scelta delle tecnologie giuste ha effetti invasivi, e quasi sempre a medio-lungo termine”.