Le misure per le PA. Parole chiave: tecnologia, sostenibilità, trasparenza

Tecnologia, sostenibilità, e trasparenza sono i temi chiave del pacchetto di proposte contenute nella legge di Bilancio da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica, e dedicate alle amministrazioni pubbliche. Tra le proposte indirizzate alle PA che devono far fronte alle carenze di personale rientra però anche lo sblocco delle graduatorie 2019 per scorrimento.

Ma le misure previste dal pacchetto prevedono anche la videosorveglianza negli uffici delle pubbliche amministrazioni per contrastare l’assenteismo, il sostegno alla green mobility e ai piccoli comuni, lo stimolo alla digitalizzazione, e un portale che garantisca trasparenza nel reclutamento di personale e contrasti la corruzione.

Sblocco delle graduatorie e telecamere contro gli assenteisti

Le graduatorie dei concorsi approvate nell’anno 2019, si legge in una nota del Dfp, saranno utilizzate mediante scorrimento, per un ulteriore 30% dei posti banditi, entro il limite triennale di efficacia previsto dalla legge. I sistemi di videosorveglianza saranno invece utilizzati nelle Pubbliche Amministrazioni come deterrente al fenomeno del’assenteismo, e per scoprire gli eventuali “furbetti del cartellino”. Considerati anche i rilievi del Garante della privacy, no alle impronte digitali, quindi. Anche perché l’utilizzo della videosorveglianza genererà un risparmio stimato di 20 milioni di euro.

Sostegno tecnico ai piccoli comuni e green mobility

Con i 20 milioni risparmiati dal mancato ricorso alle impronte digitali sostituite dalle telecamere, il recente Nucleo concretezza, ovvero la task force coordinata dal Dipartimento della Funzione Pubblica e nata con l’omonima legge, potrà sostenere i piccoli comuni nelle loro attività tecnico-istituzionali. Dal controllo di stampo punitivo si passa quindi al sostegno costruttivo.

E per sostenere la green mobility dal 2020, poi, le Pubbliche Amministrazioni dovranno acquistare o noleggiare almeno il 50% di nuovi veicoli di servizio elettrici o ibridi. Ovviamente, nei limiti delle risorse di bilancio, riporta Adnkronos.

Stimolo alla digitalizzazione e un portale di reclutamento per la trasparenza

Per quanto riguarda la digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, la retribuzione di risultato del Responsabile per la transizione digitale, ovvero il dirigente di ogni ente incaricato di curare l’informatizzazione degli uffici, sarà collegata anche al raggiungimento effettivo degli obiettivi previsti dal Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione.

Un portale dedicato al reclutamento del personale consentirà poi di garantire piena trasparenza a bandi, esiti delle procedure concorsuali, ed eventuali scorrimenti delle graduatorie. In questo modo, si legge nella nota del Dfp, si contribuisce anche a prevenire eventuali casi di corruzione legati al reclutamento di personale.

Più auto elettriche, la Lombardia stanzia 26,5 milioni

La Lombardia investe 26,5 milioni di euro per sostituire i veicoli più inquinanti in circolazione. Pubblicato ai primi di ottobre, il bando della Regione Lombardia consente a cittadini e imprese di poter presentare a partire dal 15 del mese le domande per accedere a un contributo che arriva fino a 8.000 euro per la sostituzione dei veicoli più dannosi per l’ambiente.

“Per il periodo 2019-2020 – spiega l’assessore regionale all’Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo – abbiamo stanziato 26,5 milioni di euro: 8,5 milioni di euro sono destinati alle imprese e 18 milioni sono destinati ai cittadini”.

“L’auto elettrica deve diventare parte di un nuovo modello di trasporto”

“Questa rivoluzione – aggiunge Cattaneo – deve passare attraverso un cambio di paradigma: l’auto elettrica deve diventare parte di un nuovo modello di trasporto che riduca il numero di veicoli in circolazione e questo passa inevitabilmente per la condivisione. In questo si innesta anche la modifica dell’uso del veicolo nelle flotte aziendali e il potenziamento del Tpl”.

Anche in questa prospettiva, riporta Askanews, la Regione ha previsto un pacchetto di incentivi che consentirà a cittadini e imprese di sostituire i veicoli elettrici a ai propri veicoli inquinante.

“Migliorare la qualità dell’aria è una nostra priorità – aggiunge l’assessore -. Stiamo adottando nel tempo politiche realiste che favoriscono gli spostamenti dei cittadini e nello stesso tempo guardano a una mobilità sempre più green”.

“I processi di transizione verso assetti virtuosi devono essere sostenuti dalle istituzioni”

“I processi di transizione verso assetti maggiormente virtuosi – sottolinea l’assessore alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile, Claudia Maria Terzi – devono essere sostenuti con convinzione dalle istituzioni. È quello che stiamo facendo per agevolare la diffusione della mobilità elettrica. Penso all’attivazione del bando dedicato ai privati per incentivare la ‘diffusione di punti di ricarica privata per veicoli elettrici’, ovvero le strutture per la ricarica domestica: iniziativa che ha ottenuto un ottimo riscontro. Penso al bando Pnire che consentirà di cofinanziare colonnine di ricarica in molti Comuni lombardi”.

“Una tendenza che va incoraggiata”

Di fatto la Regione Lombardia ha già reso strutturale l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per le vetture elettriche. “I segnali sono positivi – commenta Terzi – il mercato privato dell’auto elettrica è in crescita anche nel nostro territorio. Si tratta di una tendenza che va incoraggiata. Il nostro lavoro, di concerto con tutti gli attori in campo, va esattamente in questa direzione”.

Nella hit dello spreco il cibo è al primo posto

Per 7 italiani su 10, il 68%, il food waste è in testa alla classifica dello spreco. E se la percezione dello spreco alimentare è in deciso aumento fra gli italiani, erano 6 su 10 solo 6 mesi fa, le cause indicano nel 63% dei casi il fatto che sia scaduto, o ammuffito nel 51%. Ma il cibo si butta anche perché se n’è acquistato troppo (58%), o è stato cucinato in eccesso nel 43% dei casi. Si tratta dei nuovi dati 2019 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market /Swg. Ma secondo gli intervistati dallo studio dopo il cibo sprechiamo anche acqua, energia elettrica, soldi e tempo. 

Cibo, acqua, mobilità sul podio

Al secondo posto nella classifica dello spreco si piazza l’acqua, con il 52% delle risposte, una percentuale in netto aumento rispetto a 6 mesi fa, quando lo spreco idrico riguardava il 37% degli intervistati. Al terzo la mobilità, con il 25%, anche in questo caso in netto aumento rispetto la precedente rilevazione (8%), al quarto l’energia elettrica (24%), al quinto i soldi (16%), al sesto il tempo (14%) e al settimo il gas (7%).

È utile individuare buone pratiche di prevenzione da replicare e veicolare?

Secondo gli italiani individuare buone pratiche di prevenzione da replicare e veicolare contro lo spreco alimentare (e non solo) è essenziale, e per il 60% degli intervistati si deve partire dalle scuole.

“Un italiano su tre, il 33% – spiega il presidente Swg Maurizio Pessato – dichiara di non avere le idee chiare sulle fonti di buone pratiche per prevenire gli sprechi. Si profila piuttosto lunga la strada per entrare efficacemente in comunicazione con i cittadini sul tema. Ma intanto è chiaro che ben 6 italiani su 10 danno il proprio mandato alla sensibilizzazione scolastica per promuovere l’attenzione e la prevenzione negli sprechi alimentari”.

Da chi deve partire la sensibilizzazione?

Per 4 italiani su 10 poi è importante che l’esempio di buone pratiche parta dai propri concittadini, per il 36% dagli enti pubblici e in misura inferiore a imprese (19%) e associazioni (15%). Secondo il 31% degli italiani però sono proprio le associazioni di cittadini e di consumatori le artefici della sensibilizzazione in atto, mentre per il 27% degli italiani sono le scuole ad agire.

Stenta invece a essere percepita la sensibilizzazione sul tema messa in campo da parte degli enti pubblici (12%) e delle imprese (8%), riporta Adnkronos.

Come ridurre o prevenire lo spreco alimentare domestico

Ma come ridurre o prevenire lo spreco alimentare? Secondo il 64% degli italiani è necessario stilare una lista della spesa prima di entrare al supermercato, ma anche congelare i cibi che non verranno mangiati a breve (63%). Quindi, fare attenzione a non cucinare più del necessario (51%), riutilizzare gli avanzi e gli scarti dei pasti (49%), verificare se i cibi sono davvero andati a male prima di buttarli (49%), e imparare a ordinare meglio il cibo nel frigo con attenzione alle scadenze (43%).

Commercio online, crescita record in Lombardia

Il commercio online è cresciuto del 60% negli ultimi cinque anni e la Lombardia è tra i principali attori di questa escalation. Lo rivela un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sui dati del registro delle imprese. In particolare, il commercio online ha fatto un balzo in avanti nel 2019 sul 2018, rispettivamente del +16% e +13% in Lombardia e in Italia: oggi ha raggiunto quota 3.658 imprese attive in regione e 19.710 nel Paese. Una crescita che diventa +60% per la Lombardia e +68% per l’Italia considerando gli ultimi cinque anni con il settore che impiega oltre 7mila addetti in regione su 29mila a livello nazionale, un quarto del totale.

Tra le principali piazze nazionali prima Roma e poi Milano 

In Lombardia Milano è prima con 1.597 imprese, +16% e quasi 5 mila addetti, +22%, seguita da Brescia (464 imprese, +21%), Bergamo e Monza Brianza (con oltre 300 imprese ciascuna, +10% circa). Brescia è anche il territorio dove giovani (27%) e stranieri (16%) pesano di più sul settore. Sono 19.710 le imprese specializzate in Italia nel settore del commercio online e crescono del 13% in un anno e del +68% in cinque anni. Un’impresa su quatto tra chi si occupa di vendita su internet è giovane (25%) e circa il 10% è in mano a imprenditori nati all’estero.

Un settore che dà lavoro a 29mila addetti

Un settore che cresce è anche un settore che genera posti di lavoro. E i dati lo confermano. Le imprese del commercio online occupano 29mila addetti concentrati in Lombardia (7mila, circa un quarto), Lazio e Umbria (un decimo ciascuna). Se Roma è prima per imprese (1.726 sedi, +13%) seguita da Milano (1.597, +16%), Napoli (1.487, +16%) e Torino (798, +14%), Milano concentra il maggior numero di addetti (quasi 5mila, + 22%) seguita da Perugia (2.547). Imperia è prima per peso degli imprenditori nati all’estero (circa uno su tre) e Potenza per peso delle imprese giovani (circa una su due).

In Lombardia le controversie passano da RisolviOnline

Come in ogni altro settore, si possono verificare delle controversie. E quelle legate agli acquisti su internet passano da RisolviOnline, il servizio di online dispute resolution dalla Camera Arbitrale, azienda speciale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. 932 le richieste ricevute e gestite in 16 anni tra B2B, B2C, C2B e C2C. Le controversie riguardano soprattutto l’acquisto di vestiario e accessori, variazioni e annullamento di spostamenti e viaggi.

Il natsubate si combatte a tavola. I consigli contro la stanchezza estiva

Il natsubate è un termine giapponese che indica una condizione fisica di spossatezza causata dal caldo estivo, e che può portare anche disidratazione, crampi e colpi di calore. Letteralmente natsubate significa esaurimento estivo, e nasce dall’unione delle parole “natsu” (estate), e “bate”, ovvero essere esausti.

Ma come combatterlo? Con una dieta corretta e piccoli pasti che forniscano la giusta dose di energie e nutrienti durante la giornata. In Italia questa dieta prende il nome di regola dei cinque pasti, e produce effetti positivi non solo sul corpo, ma anche sullo stato mentale riducendo il rischio di ansia, depressione e stress emotivo Fondamentale è pianificare i pasti a intervalli di almeno 3 ore, per mantenere stabili i livelli di zuccheri nel sangue ed evitare attacchi di fame.

Non saltare mai i pasti!

Largo a carboidrati integrali ricchi di fibre, frutta idratante come anguria e melone, fonti di energia di rapido utilizzo, e yogurt freschi ricchi di proteine, vitamine e minerali. Il primo consiglio degli esperti per battere il nastubate però è quello di non saltare mai i pasti. Il corpo ha bisogno di energie, soprattutto d’estate, quando caldo e afa portano adulti e bambini a spenderne di più.

Colazione, pranzo e cena devono essere integrati da due snack per soddisfare il fabbisogno energetico e assimilare più nutrienti, ma occhio alle calorie: snack con un apporto calorico superiore al 10% del fabbisogno giornaliero possono peggiorare la salute.

Diversificare la dieta per non cadere nella monotonia

I nutrienti fondamentali per non esaurire le energie durante l’estate sono glucosio, potassio, calcio, magnesio, carboidrati complessi e antiossidanti. Ma restare idratati è essenziale per assicurarsi che le reazioni chimiche cellulari avvengano correttamente e che la pressione arteriosa non scenda troppo.

A tavola e a merenda non devono mai mancare prodotti freschi e di facile digeribilità come frutta, infusi, latte, verdura, noci e mandorla. Scegliere poi alimenti integrali, ricchi di fibre e di carboidrati complessi. Alimenti grassi, zuccherati o eccessivamente salati e bevande alcoliche al contrario favoriscono la disidratazione e rallentano la digestione.

Meglio poi diversificare la dieta, includendo una vasta gamma degli alimenti ed evitando di ricadere nella monotonia, riporta Ansa.

Benessere e successo professionale dipendono anche da una corretta alimentazione

Stanchezza, sonnolenza e difficoltà a concentrarsi sono solo alcuni dei problemi causati dall’afa, e sono in particolare i più piccoli a soffrire. Durante l’estate infatti i bambini tendono ad aumentare il dispendio di energie, e pur dimostrando un minor appetito rendono la merenda un pasto fondamentale.

La stessa regola vale anche per gli adulti, e in particolare per i lavoratori, che per mancanza di tempo tendono a saltare i pasti, a mangiare senza alzarsi dalla scrivania e ad abbuffarsi di zuccheri e caffeina. Ignorando che benessere e successo professionale dipendono anche da una corretta alimentazione.

Teenager e smartphone, come riconoscere i segnali della dipendenza

Se molti giovanissimi usano lo smartphone in maniera compulsiva il pericolo è tre volte maggiore per le ragazze. In generale infatti le ragazze sono più esposte rispetto ai ragazzi perché trascorrono più tempo sui media device soprattutto alla ricerca di maggiori relazioni sociali. In ogni caso, i teenager sono “sempre con il telefonino in mano”, tra chat, messaggi vocali su WhatsApp, aggiornamento dello stato su Istagram, post e boomerang… ma come distinguere la dipendenza dalla semplice abitudine? I pediatri indicano una serie di comportamenti considerati la “spia” di un errato e rischioso utilizzo dello smartphone.

I primi tre? Difficoltà a resistere all’impulso di utilizzare lo smartphone, irritabilità e ansia durante un periodo di astinenza da smartphone, e uso dello smartphone per un periodo più lungo di quanto si vorrebbe.

La dipendenza è associata a sbalzi d’umore, isolamento, perdita del controllo e ansia

Secondo gli esperti della Società italiana di pediatria, che in occasione del 75° Congresso italiano di pediatria a Bologna hanno presentato un Position Statement sui ragazzi da 11 a 17 anni, “La dipendenza è favorita dal facile accesso agli smartphone in qualunque momento della giornata e in ogni luogo, ed è associata a sbalzi d’umore, isolamento, perdita del controllo, ansia, astenia e depressione”. Altri comportamenti spia sono infatti il desiderio persistente e/o i tentativi falliti di abbandonare o ridurne l’uso, l’incapacità a staccarsene, e l’uso eccessivo e prolungato nonostante la conoscenza di un problema fisico o psicologico causato dall’iperconnessione.

I sintomi che rivelano la presenza di un danno

Se invece si verificano due o più dei seguenti sintomi o condizioni è già presente un danno, riporta Adnkronos. In particolare, quando l’uso eccessivo di smartphone comporta persistenti o ricorrenti problemi fisici o psicologici, o nel caso in cui l’uso dello smartphone avviene in una situazione di pericolo fisico, ad esempio, mentre si guida o si attraversa la strada, o di rischio di altre conseguenze sulla vita quotidiana. Oppure, se l’uso eccessivo dello smartphone compromette le relazioni sociali, i risultati scolastici o le prestazioni lavorative. Ma soprattutto, quando l’uso eccessivo dello smartphone “ruba” il tempo.

I 10 campanelli d’allarme per genitori e pediatri

Ed ecco i 10 campanelli d’allarme, rivolti a genitori e pediatri, per riconoscere il rischio di dipendenza da smartphone negli adolescenti: 1) aumento o perdita di peso, 2) mal di testa e mal di schiena, 3) disturbi visivi o problemi agli occhi, 4) modifiche nei ritmi del sonno, 5) scarsa igiene personale, 6) connessione online che sostituisce i rapporti dal vivo, 7) mancanza di interessi nelle attività della vita quotidiana e incapacità di parlare di cose diverse da quelle che si vedono in internet, 8) scarsi risultati scolastici, 9) sintomi da astinenza quando il dispositivo è inaccessibile, 10) controllo compulsivo delle informazioni online.

Traslocare, che stress. Le preoccupazioni di chi cambia casa

I cambiamenti generano paura, e trasferirsi in una casa nuova comporta sempre una certa dose di incertezza. Secondo gli psicologi, all’interno delle principali cause di stress nell’età adulta il trasferirsi occupa la terza posizione. Solo la perdita di una persona cara e il licenziamento da un lavoro provocano uno stress più negativo. La tendenza a cambiare casa e Paese è sempre più comune nella nostra cultura, e circa 17 milioni di cittadini dell’Unione Europea vivono in un Paese diverso dalla loro nazione d’origine. Ma con una corretta pianificazione è possibile cambiare residenza senza soffrire di stress dannosi. Lo spostamento, infatti, può essere visto come un’opportunità di evoluzione.

Non riuscire a trovare la casa giusta, e dover fare i bagagli

Fra le cause che generano l’inevitabile angoscia del cambiamento il 49% delle persone ha come principale timore quello di non riuscire a trovare la casa giusta. Almeno, secondo uno studio condotto dalla società inglese di traslochi AnyVan su un campione di 2000 persone adulte del Regno Unito. Secondo lo studio la seconda ragione per cui si teme di traslocare è quella di fare i bagagli, con il 40% delle “preferenze”. Di contro, il 26% delle persone intervistate sostiene che la più grande preoccupazione sia quella di doverli disfare. Per gli acquirenti di nuove case, invece, il periodo di tempo tra l’offerta e il completamento della proprietà è un’altra preoccupazione importante. Quasi un quarto (23%) di coloro che cercano di ottenere una casa teme di non completare l’acquisto con successo.

Far fronte a quattro cambiamenti nella vita

In Europa mediamente una persona fa almeno quattro trasferimenti durante la propria vita, e le cifre tendono ad aumentare tra i più giovani. L’imballaggio degli oggetti personali e il momento del trasloco sono appunto fra le preoccupazioni che angosciano coloro che affrontano un processo di trasferimento. “All’interno delle attività per ridurre lo stress causato da un trasferimento è fondamentale creare una checklist che permetta di organizzarsi – spiega Angus Elphinstone, Ceo di AnyVan -. L’ordine fa la differenza, ed etichettare le scatole correttamente riduce anche il numero degli inconvenienti durante la sistemazione”.

Consigli per ridurre lo stress durante il trasferimento 

Per ridurre lo stress del trasloco secondo gli esperti di AnyVan giocare d’anticipo può aiutare a gestire i livelli di stress. A tal proposito è bene occuparsi di tutte le operazioni che possono essere fatte prima di traslocare, come ad esempio fare il passaggio della linea internet, pensare in anticipo quali mobili e quali oggetti andranno in ogni stanza. Tutto questo è utile per sentirsi più padroni della situazione. Pensare positivo poi è un’altra cosa fondamentale. Invece di focalizzarsi su preoccupazioni e pensieri angosciosi è bene concentrarsi sui motivi per cui è stata presa la decisione di trasferirsi. Fra questi potrebbero esserci il fatto di avere optato per una casa più grande, per una zona più tranquilla, oppure per il desiderio di stare più vicino alla propria famiglia.

Colazione, la nuova tendenza è il Breakslow

Una colazione sana e corretta è una delle tante strade che portano alla felicità. La colazione può predisporre l’individuo ad affrontare la giornata positivamente: mangiare bene, lentamente, e magari in compagnia, aiuta a essere felici. Questa è la filosofia del Breakslow, l’ultima tendenza in fatto di cibo e benessere, per il quale la prima colazione è un momento rituale da condividere con gli affetti. Secondo lo studio condotto da Isola Bio Lab, l’osservatorio che analizza i trend legati al mondo della colazione, regalarsi una sana colazione “invia” all’individuo un messaggio di rispetto per il proprio corpo: prendersi cura della propria salute psicofisica.

Il pasto più importante della giornata che aiuta a prevenire l’obesità

“Ciò che facciamo come prima cosa alla mattina detta generalmente il ritmo al resto della giornata – spiega Tim Sharp, psicologo e professore presso la UTS School of Management e Chief Happiness Officer dell’australiano The Happiness Institute -. Iniziare bene, per esempio, crea energia positiva: in aggiunta a tutti i valori nutrizionali della colazione, quindi, con un atteggiamento positivo si predispone l’individuo a essere più felice e produttivo”. Saltare il primo pasto della giornata, al contrario, può far sentire l’essere umano stanco, nervoso e irritabile. “La prima colazione è probabilmente il pasto più importante della giornata – dichiara Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista presso l’Università Campus Biomedico di Roma -. Farla, inoltre, aiuta a prevenire l’obesità”.

Alcuni consigli su come “farla bene”

La colazione cambia da famiglia a famiglia e da regione a regione. Ma per “farla bene” è bene seguire alcuni consigli. Secondo Piretta è preferibile quella dolce, “con un mix tra carboidrati a lento rilascio e quelli a rapido utilizzo, come per esempio il pane e la marmellata. I cereali, inoltre, sono importanti in quanto forniscono ‘energia’ pulita per l’organismo: quelli integrali, con fibra, aumentano l’apporto di sali minerali, vitamine e fibre. Non deve poi mai mancare la frutta fresca e, soprattutto, deve essere consumata stando seduti a tavola e non di corsa, in piedi”.

Le regole del Breakslow

Regola numero 1: non farsi prendere dalla fretta, e abbandonare l’abitudine di un caffè e una brioche “al volo”. Ascoltare il proprio corpo e rispettare lo stesso orario (2), ma ricordarsi che per una colazione sana e gustosa è importante mangiare frutta fresca (3). Inoltre, è preferibile il dolce sul salato (4), e se è Bio la colazione è ancora più sana (5). Ricordarsi poi che 20% è la percentuale di calorie che deve contenere (6), ma non si deve tardare troppo nel farla (7). E non c’è niente di meglio che ascoltare la propria musica preferita per iniziare la giornata in maniera positiva (8). Fare colazione è bello, ma lo è ancora di più se si condivide con famigliari e amici (9). Soprattutto se intorno a una tavola decorata, sinonimo di allegria per tutti (10).

New Digital Payment, +56% in Italia

Da qualche anno il mondo dei pagamenti sta vivendo una profonda trasformazione. I New Digital Payment, i metodi di pagamento digitali innovativi, anche in Italia continuano a crescere a un ritmo elevato: +56% nel 2018 rispetto all’anno precedente. Una crescita trainata soprattutto dalle carte Contactless e dai pagamenti tramite Mobile. La conferma arriva dalla nuova edizione dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano. Che prospetta un futuro di innovazioni tecnologiche, di device e di processi, che cambieranno ulteriormente il nostro modo di pagare.

Con carta o contactless

Nel 2018 i pagamenti con carta in Italia salgono a 240 miliardi di euro, pari al 37% dei pagamenti delle famiglie italiane, con una crescita del +9%. Gli italiani usano sempre di più la carta: il numero di transazioni pro capite oggi è di 69,6 rispetto alle 60 del 2017. Inoltre, nel 2018 sono state effettuate oltre 1 miliardo di transazioni senza contatto da parte dei possessori di carte contactless, per circa 47 miliardi di euro di transato complessivo. A ricoprire un ruolo fondamentale, oltre alla dimestichezza con questa tecnologia ormai acquisita, è anche la crescita del numero di carte e POS abilitati: oltre 1 carta su 2 (60 milioni, +17%) a fine 2018 e più di 3 POS su 4 (1,7 milioni, +21%) sono contactless.

I pagamenti da smartphone

I pagamenti presso i punti vendita attraverso il cellulare (Mobile Proximity Payment) crescono in maniera esponenziale (+650%) e con oltre 15,6 milioni di transazioni effettuate raggiungono i 530 milioni di euro. Raddoppiano, inoltre, sia il numero di persone che l’hanno utilizzato (1 milione in totale a fine 2018) sia la spesa annuale media, che supera i 500 euro per persona. Il valore degli acquisti online Mobile o app (Mobile Remote Commerce), invece, è cresciuto del 40% per un totale di 8,4 miliardi di euro. E quello del Mobile Remote Payment (pagamenti di ricariche telefoniche, bollette, parcheggi, biglietti del trasporto, noleggi auto ecc) ha raggiunto i 900 milioni di euro di transato (+10%). Il valore del transato dei Mobile POS (terminali collegati allo smartphone dell’esercente), infine, è cresciuto del 38%, per un totale di quasi 1,5 miliardi di euro.

Il futuro del Mobile Payment

Il primo livello di innovazione riguarda le piattaforme abilitanti, le soluzioni di back office su cui possono poggiare le innovazioni utilizzate dagli utenti. Al loro interno sono presenti direttrici di innovazione come le Open API e l’AI, legate alle interfacce con sistemi esistenti, l’Instant Payment, correlato alla creazione di nuovi schemi interbancari, e la Blockchain, per la creazione di nuove piattaforme in grado di semplificare gli scambi interbancari o l’intermediazione finanziaria. Su queste tecnologie si basa il secondo livello, i device, i dispositivi che i consumatori possono utilizzare per effettuare pagamenti. Le principali innovazioni in questo ambito sono lo smartphone, gli smart objects e gli assistenti vocali. Esiste poi un terzo livello di innovazioni, e riguardano i processi, che impattano sulle fasi di acquisto, pagamento e autenticazione.

Fiducia delle medie imprese per il 2019

Le medie imprese industriali italiane rappresentano quasi il 20% della manifattura italiana. Nel 2018 lo scenario nazionale e internazionale ha portato una parte rilevante della media impresa a subire una battuta d’arresto, e solo un’impresa su 4 ha visto aumentare il proprio fatturato. Per il 2019 prevale un sentiment di attesa sul quadro economico, caratterizzato da un cauto ottimismo. Almeno, secondo i bilanci di circa un quarto delle 3500 medie imprese industriali presenti sul territorio esaminati dalla 17a edizione dall’indagine pubblicata da Unioncamere e Mediobanca.

Rispetto al 2018 +32% imprese con un aumento di fatturato

“A livello internazionale, le medie imprese si confermano i pivot del nostro Made in Italy, con un brand fortemente percepito in mercati come Stati Uniti e Cina”, commenta Domenico Mauriello, direttore dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne – Unioncamere. E rispetto al 2017 è aumentata la percentuale di imprese che hanno dichiarato un aumento di fatturato, mentre quelle che indicano difficoltà sono scese dal 6% al 2%. Per il 2019, le previsioni indicano che il 67% delle imprese vivrà una situazione stazionaria. Rispetto al 2018, invece, potrebbe salire la percentuale di imprese che avranno un aumento di fatturato (32%), con un possibile incremento del 7% rispetto al 2018.

Nel 2019 l’export potrebbe tornare a crescere

Dal punto di vista della produzione solo il 23% del campione ha visto un aumento nel 2018 rispetto al 2017. Una percentuale simile a quella dell’occupazione: per il 22% è aumentata, stazionaria per il 75%, e in diminuzione per il 3%. Per il 2019 esiste una moderata fiducia per l’aumento dell’occupazione, che il 25% potrebbe vedere in aumento, e per la crescita della produzione, che potrebbe passare dal 23% del 2018 al 31% del 2019. L’export rimane forte, costituendo il 44% del fatturato, ma scende rispetto all’analisi del 2017, passando dal 46% al 27% (2018). Nel 2019, riporta Italpress, secondo il campione l’export potrebbe tornare a crescere, arrivando al 32%.

Per le imprese familiari la scommessa riguarda la governance

Su un orizzonte di 20 anni le medie imprese familiari mostrano una crescita costante, ma il tema più problematico per il futuro riguarda la governance. “Sono imprese infatti in cui la famiglia tende ad avere una presenza eccessiva – spiega Gabriele Barbaresco, responsabile Area Studi Mediobanca -. Il 66% delle medie imprese familiari infatti è gestito da organi monocratici o da soluzioni che prevedono un cumulo di cariche con deleghe, mentre la quota scende al 42,7% nelle medie imprese non familiari.

Per motivi anagrafici, inoltre, nei prossimi anni una media impresa familiare su 4 sarà chiamata a rinnovare i ruolo di vertici nel proprio Cda. Nelle medie imprese familiari l’età media è sensibilmente più alta rispetto a quelle manageriali. Il presidente di un’impresa familiare, per esempio, ha mediamente 66 anni contro i 59 del mondo manageriale.