Il 6% per cento dei gamer italiani gioca più di 20 ore a settimana

In Italia il 6% dei gamer gioca più di 20 ore alla settimana. Lo sostiene il rapporto State of Online Gaming, rilasciato da Limelight Networks, che analizza i comportamenti di gioco e le aspettative dei consumatori di tutto il mondo. Secondo i dati del rapporto, i gamer con un’età compresa tra i 18 e i 25 anni si dedicano a sessioni di gioco che arrivano a una media di sei ore e 34 minuti alla settimana, l’11% in più rispetto a un anno fa. Ma è il Giappone a “vantare” il più lungo tempo medio di binge-gaming, con oltre cinque ore e mezza, e quasi un giocatore su dieci (9%) che afferma di aver giocato anche per più di 15 ore di fila.

Lo smartphone è il principale dispositivo di gioco

Il rapporto mostra che a livello globale è lo smartphone il principale dispositivo di gioco per i gamer globali. La preferenza per i giochi su smartphone è aumentata del 13% rispetto al 2019. In Italia, dopo lo smartphone, i gamer preferiscono giocare al PC e alle console, sebbene la ricerca di quest’anno abbia identificato un forte interesse per i servizi di console-less gaming. Il 44% degli intervistati a livello globale dichiara infatti di essere interessato ad abbonarsi a servizi di console-less gaming, soprattutto in India, il Paese che ha espresso il più alto grado di interesse (83%).

Prezzo e prestazioni limitano l’adozione dei servizi di console-less gaming

L’interesse verso le nuove piattaforme di console-less gaming è particolarmente alto tra coloro che si definiscono esperti (71%) e tra gli aspiranti gamer professionisti (77%). Tuttavia, il 51,2% dei gamer italiani non sarebbe interessato al console-less gaming, esprimendo preoccupazioni per il prezzo elevato (54,3%) e i problemi di performance legati alla latenza (24,2%).

In ogni caso, guardare gli altri giocare aumenta la popolarità dei gamer più giovani suscitando il desiderio di diventare professionisti. I gamer tra 18 e i 25 anni guardano gli altri giocare ai videogiochi online per più di quattro ore ogni settimana e sono i più propensi a voler trasformare questo hobby in una professione (53%).

Saltare il lavoro, i pasti e le docce per continuare a giocare

In Italia, il 43,6% dei gamer lascerebbe il proprio lavoro per diventare un giocatore professionista, riporta Business Wire. E se i gamer preferiscono giocare rispetto a fare molte attività quotidiane quasi la metà dei gamer italiani (45,8%) dichiara di non avere dormito per continuare a giocare. Molti consumatori italiani hanno inoltre anche saltato il lavoro (6,6%), i pasti (6,6%) e le docce (19,8%).

Unica preoccupazione, la velocità di download. A livello globale, la stragrande maggioranza dei gamer (87%) trova frustrante il processo di download dei giochi, soprattutto tra i gamer esperti (41%) e gli aspiranti professionisti (58%).

In Italia, è il 17,3% a indicarla come la principale preoccupazione. Il 36,1% è frustrato quando i download vengono interrotti, e il 33,3% quando i download non funzionano.

L’AI aggiorna (e corregge) le voci di Wikipedia

L’Intelligenza artificiale aggiorna Wikipedia. Il Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston ha sviluppato un sistema in grado di aggiornare le voci dell’enciclopedia online, riconoscendone le incongruenze e riscrivendo i testi nel rispetto dello stile e della grammatica umana. L’obiettivo immediato del bot è quello di far risparmiare ore di lavoro agli utenti che revisionano i contenuti di Wikipedia, ma potrebbe essere usato anche per addestrare i sistemi anti-fake news. Attualmente esistono già diversi bot che si occupano della “manutenzione” dell’enciclopedia, ad esempio respingendo l’attacco degli spammer o aggiustando link e contenuti. Il nuovo sistema, però, è il primo capace di comprendere l’eventuale contraddizione fra due frasi del testo.

L’intenzione è rendere il sistema totalmente automatico

In pratica, l’AI riscrive la nuova voce di Wikipedia, quella che contiene l’aggiornamento, che per ora deve comunque essere digitata dall’operatore umano in modo non strutturato, cioè senza prestare particolare attenzione a stile e grammatica, riporta Ansa. Il sistema a questo punto cerca su Wikipedia la frase vecchia da aggiornare, la confronta con la nuova informazione ricevuta e la riscrive correttamente usando uno stile umano. L’intenzione dei ricercatori è quella di rendere il sistema totalmente automatico. In futuro non richiederà più che le novità vengano segnalate dall’utente, ma andrà direttamente a cercarsele tra le ultime news sul web, per poi inserirle nei testi di Wikipedia.

Il sistema lavora su due moduli, ed è addestrato con coppie di frasi

Il sistema basato sull’apprendimento automatico lavora perciò su due moduli, ed è addestrato con coppie di frasi che possono ribadire lo stesso concetto, essere in contraddizione o essere neutrali, nel senso che non veicolano abbastanza informazioni per giungere a una conclusione. Se l’algoritmo rileva contraddizioni tra le due frasi, inizia a individuare quali parole escludere e quali mantenere. Questo processo viene definito “maschera di neutralità” e rimuove il numero minimo di parole necessario per “massimizzare la neutralità”.

Un framework encoder-decoder che determina come riscrivere la frase

Il secondo modulo è un framework encoder-decoder che determina come riscrivere la frase di Wikipedia usando delle rappresentazioni semplificate delle due frasi, quella considerata obsoleta di Wikipedia e quella con i fatti aggiornati. Questo modulo è detto “di fusione” perché opera sulle parole diverse tra le due fasi, inserendo le parole nuove nei punti in cui parole in contraddizione sono state cancellate, si legge su hwupgrade.it. Il sistema messo a punto dal MIT può essere usato anche all’interno di rilevatori di fake news, riducendo potenzialmente la distorsione insita in alcune notizie. Tecnologie come questa possono essere trasversalmente utili, poiché potrebbero sostituire, o coadiuvare, anche i redattori umani, garantendo imparzialità e precisione

TV, una passione italiana a prova del tempo

Dal 1954, anno di inizio delle trasmissioni Rai, decennio dopo decennio la TV italiana ha intrapreso un processo di crescita e si è arricchita di nuovi format e tecnologie. E la passione degli italiani per la TV non accenna a “spegnersi”. Dal bianco e nero al colore, alla nascita delle TV private, poi del digitale terrestre e dei servizi in streaming, come Netflix o Amazon, quali sono oggi le caratteristiche della nuova era del piccolo schermo? E come è cambiato il modo degli italiani di guardare la televisione? Negli ultimi tempi l’Auditel, ente preposto alla raccolta dei dati d’ascolto, ha compreso quanto siano profondamente cambiate le abitudini degli italiani, pertanto non si limita più a monitorare le preferenze degli spettatori, preoccupandosi anche di chi sceglie servizi broadcast e on demand.

Cambia il modo di usufruire dei contenuti

Oggi possiamo suddividere i telespettatori in diverse categorie. Ad esempio, gli utenti che preferiscono mantenere con la TV un approccio tradizionale da spettatore, seguendo passivamente quanto offerto dal palinsesto televisivo. O quelli che a seconda delle possibilità offerte vogliono decidere autonomamente quale trasmissione vedere, l’orario e il tipo di supporto tecnologico da utilizzare. E ancora, coloro che dopo la visione dello spettacolo desiderano anche parlarne con la community che condivide la stessa passione. Come? Con gli hashtag su Twitter, i follower dei personaggi più amati su Instagram, le pagine fan su Facebook e le testate web che raccontano tutti i retroscena dei personaggi più amati, come Kontrokultura.

Dal normale televisore allo smartphone

Nel primo caso gli utenti usufruiscono di un normale televisore, mentre nel secondo si avvalgono di televisori smart o tablet, smartphone, pc e altri dispositivi che permettono, oltre di guardare la TV tradizionale, di usufruire di contenuti televisivi in streaming, potendo attingere da una vasta gamma di programmi in grado di soddisfare qualsiasi genere di richiesta.

Si tratta fondamentalmente di due metodologie differenti di guardare la TV. Da una parte c’è chi ignora le nuove logiche della televisione moderna accettando quanto offerto dal piccolo schermo, dall’altra, utenti tecnologicamente più smaliziati, maggiormente inclini ad avere un atteggiamento attivo nei confronti dello strumento, organizzando autonomamente i modi e le tempistiche della visualizzazione.

Il mercato televisivo italiano è in crescita

Secondo ITMedia-Consulting il 2019 è stato un anno caratterizzato da una flessione dei ricavi pari al 2,7%. Inoltre, per la prima volta la Pay Tv in quanto a ricavi ha fatto meglio della TV in chiaro. Un evento unico nella storia della televisione italiana. Secondo le stime di ITMedia-Consulting, infatti, il biennio 2020-2021 segnerà una crescita del 3,5%, che vedrà protagonista soprattutto la Pay Tv, rappresentata da Sky e dalla BroadBand Tv. In soli 2 anni la Pay Tv si è attestata come una delle modalità d’accesso principali, al punto di essere già considerata a tutti gli effetti la piattaforma antagonista del digitale terrestre. Anche se la BroadBand Tv, la TV veicolata attraverso internet, è destinata a divenire in tempi brevissimi la piattaforma principale, mettendo così in seria difficoltà il DTT.

Privacy come tempo da dedicare a se stessi: il 30% degli italiani non ce l’ha

Sebbene sia una necessità imprescindibile per il benessere, la privacy – intesa come omento da dedicare a se stessi – per una gran parte degli italiani è un autentico miraggio.  Lo rileva il Life at Home Report 2019, la ricerca internazionale condotta da Ikea sulle tendenze legate alla vita domestica e sul concetto stesso di abitare. I dati raccolti evidenziano che più di otto italiani su dieci considerano un diritto la privacy in casa propria. Il 74% addirittura ritiene che giochi un ruolo primario per il proprio benessere e la sua mancanza genera un senso di frustrazione e ansia. Tuttavia la ricerca, come riporta Askanews, mette in luce che da noi siamo messi peggio che altrove: il 30% degli italiani dichiara di non avere abbastanza tempo e spazio per sé, contro il 12% della Svezia, il 18% della Germania, il 21% della Gran Bretagna.

Un posto solo per me

Ma quali sono gli aspetti che rendono la privacy tanto importante per il benessere personale? Innanzitutto, privacy è la possibilità stessa di trovare spazi per attività che ci fanno crescere e ci dànno benessere, sia come individui sia come famiglia: dalla lettura alla cucina, dalla maratona della serie tv preferita alla meditazione. Dall’indagine, che quest’anno ha coinvolto oltre 33.500 persone in 35 paesi del mondo, tra cui l’Italia, è emerso che il contesto in cui viviamo, le relazioni domestiche e il nostro ruolo all’interno della casa sono i maggiori ostacoli alla privacy. Abitare nei grandi centri urbani, ad esempio, ci mantiene iperconnessi con quello che avviene fuori dalle mura domestiche. Non solo: a condizionarci ci sono anche relazioni con le persone con cui viviamo: per l’81% di chi vive con estranei chiudere la porta è l’unico modo per ottenere privacy, il 35% di chi vive in famiglia usa il lavoro come scusa per ritrovare il proprio spazio. Senza contare che rivestire più ruoli complica ulteriormente la ricerca di un momento tutto per sè, perchè le aspettative sui compiti da svolgere aumentano la pressione emotiva, soprattutto quando ci si deve prendere cura degli altri che diventano, come nel caso dei figli, una priorità da anteporre a se stessi.

Quando la tecnologia aiuta

Fortunatamente, in molte situazioni la tecnologia può rivelarsi un aiuto prezioso:  per il 76% degli italiani, i social e i messaggini da inviare ai propri amici o cari sono uno spazio in cui rifugiarsi per stare tra se e se o parlare con altri senza essere disturbati; giocare, ascoltare la musica o un poadcast sono tutte attività che aiutano a stare bene.

L’innovazione digitale in azienda trasforma anche i pagamenti

L’innovazione digitale investe il mondo aziendale a 360°, con interi reparti e processi, sono coinvolti nella trasformazione, dalla produzione al marketing all’Hr. E non solo, anche all’interno della gestione finanziaria e dei pagamenti stanno avanzando nuovi servizi e prodotti. Anche in fatto di pagamenti ogni impresa ha esigenze proprie, e richiede servizi e prodotti sempre più su misura. C’è chi punta a snellire le procedure tra datore di lavoro e dipendente, chi ha la necessità di fornire liquidità ai propri impiegati in trasferta, chi è alla ricerca di servizi in grado di centralizzare la gestione della contabilità. E facilità e velocità di gestione nel pagamento sono solo alcuni degli aspetti più rilevanti richiesti dalle aziende.

Soluzioni corporate e business per creare profili di spesa personalizzati

Qualche esempio? Operatori del settore quali Nexi, PostePay, Revolut, e N26 mettono a disposizione delle imprese soluzioni corporate e business che permettono di creare profili di spesa personalizzati, avvisi in realtime, e rendicontazioni dettagliate per ogni dipendente. Per le aziende sono previsti poi servizi per l’e-commerce, che consente di accettare pagamenti online attraverso tutti i canali e in tutte le modalità, e-commerce, transazioni da mobile, pagamenti ricorrenti, pagamenti in un clic e molto altro.

Nei negozi non si fa più la fila alla cassa

Ma esiste anche un percorso che inizia e si conclude senza fila alla cassa. Il negozio diventa quindi il luogo dell’esperienza d’acquisto ideale, fatta solo di scelte e servizi, senza perdere tempo in coda.

Nel settore della grande distribuzione organizzata, ma anche nel mondo fashion e nella ristorazione, o nel campo dei servizi come oil o vending machines, gli operatori del settore rendono l’esperienza d’acquisto sempre più veloce, sicura e piacevole. Semplici strumenti innovativi fanno sparire quindi il punto cassa, regalando una customer experience senza frizioni, che consente una maggiore semplicità di relazione tra merchant e cliente.

I vantaggi di una carta virtuale

E poi ci sono le carte. Oltre a quelle fisiche, con plafond adeguati alle dimensioni del business, si trovano anche quelle virtuali. Per i pagamenti ora le aziende hanno infatti a disposizione card virtuali che possono anche essere collegate a una carta “normale”, riporta Adnkronos. I vantaggi offerti sono diversi: poter gestire le spese di trasferta in tutta tranquillità, avere meno costi amministrativi, una maggiore semplificazione nelle procedure organizzative.

Insomma, con le carte virtuali direttori finanziari, Cfo, ma anche piccoli imprenditori, potranno finalmente gestire il capitale in modo ottimale, eliminando gli anticipi di cassa e tracciando tutte le spese in poco tempo.

Le misure per le PA. Parole chiave: tecnologia, sostenibilità, trasparenza

Tecnologia, sostenibilità, e trasparenza sono i temi chiave del pacchetto di proposte contenute nella legge di Bilancio da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica, e dedicate alle amministrazioni pubbliche. Tra le proposte indirizzate alle PA che devono far fronte alle carenze di personale rientra però anche lo sblocco delle graduatorie 2019 per scorrimento.

Ma le misure previste dal pacchetto prevedono anche la videosorveglianza negli uffici delle pubbliche amministrazioni per contrastare l’assenteismo, il sostegno alla green mobility e ai piccoli comuni, lo stimolo alla digitalizzazione, e un portale che garantisca trasparenza nel reclutamento di personale e contrasti la corruzione.

Sblocco delle graduatorie e telecamere contro gli assenteisti

Le graduatorie dei concorsi approvate nell’anno 2019, si legge in una nota del Dfp, saranno utilizzate mediante scorrimento, per un ulteriore 30% dei posti banditi, entro il limite triennale di efficacia previsto dalla legge. I sistemi di videosorveglianza saranno invece utilizzati nelle Pubbliche Amministrazioni come deterrente al fenomeno del’assenteismo, e per scoprire gli eventuali “furbetti del cartellino”. Considerati anche i rilievi del Garante della privacy, no alle impronte digitali, quindi. Anche perché l’utilizzo della videosorveglianza genererà un risparmio stimato di 20 milioni di euro.

Sostegno tecnico ai piccoli comuni e green mobility

Con i 20 milioni risparmiati dal mancato ricorso alle impronte digitali sostituite dalle telecamere, il recente Nucleo concretezza, ovvero la task force coordinata dal Dipartimento della Funzione Pubblica e nata con l’omonima legge, potrà sostenere i piccoli comuni nelle loro attività tecnico-istituzionali. Dal controllo di stampo punitivo si passa quindi al sostegno costruttivo.

E per sostenere la green mobility dal 2020, poi, le Pubbliche Amministrazioni dovranno acquistare o noleggiare almeno il 50% di nuovi veicoli di servizio elettrici o ibridi. Ovviamente, nei limiti delle risorse di bilancio, riporta Adnkronos.

Stimolo alla digitalizzazione e un portale di reclutamento per la trasparenza

Per quanto riguarda la digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, la retribuzione di risultato del Responsabile per la transizione digitale, ovvero il dirigente di ogni ente incaricato di curare l’informatizzazione degli uffici, sarà collegata anche al raggiungimento effettivo degli obiettivi previsti dal Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione.

Un portale dedicato al reclutamento del personale consentirà poi di garantire piena trasparenza a bandi, esiti delle procedure concorsuali, ed eventuali scorrimenti delle graduatorie. In questo modo, si legge nella nota del Dfp, si contribuisce anche a prevenire eventuali casi di corruzione legati al reclutamento di personale.

Più auto elettriche, la Lombardia stanzia 26,5 milioni

La Lombardia investe 26,5 milioni di euro per sostituire i veicoli più inquinanti in circolazione. Pubblicato ai primi di ottobre, il bando della Regione Lombardia consente a cittadini e imprese di poter presentare a partire dal 15 del mese le domande per accedere a un contributo che arriva fino a 8.000 euro per la sostituzione dei veicoli più dannosi per l’ambiente.

“Per il periodo 2019-2020 – spiega l’assessore regionale all’Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo – abbiamo stanziato 26,5 milioni di euro: 8,5 milioni di euro sono destinati alle imprese e 18 milioni sono destinati ai cittadini”.

“L’auto elettrica deve diventare parte di un nuovo modello di trasporto”

“Questa rivoluzione – aggiunge Cattaneo – deve passare attraverso un cambio di paradigma: l’auto elettrica deve diventare parte di un nuovo modello di trasporto che riduca il numero di veicoli in circolazione e questo passa inevitabilmente per la condivisione. In questo si innesta anche la modifica dell’uso del veicolo nelle flotte aziendali e il potenziamento del Tpl”.

Anche in questa prospettiva, riporta Askanews, la Regione ha previsto un pacchetto di incentivi che consentirà a cittadini e imprese di sostituire i veicoli elettrici a ai propri veicoli inquinante.

“Migliorare la qualità dell’aria è una nostra priorità – aggiunge l’assessore -. Stiamo adottando nel tempo politiche realiste che favoriscono gli spostamenti dei cittadini e nello stesso tempo guardano a una mobilità sempre più green”.

“I processi di transizione verso assetti virtuosi devono essere sostenuti dalle istituzioni”

“I processi di transizione verso assetti maggiormente virtuosi – sottolinea l’assessore alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile, Claudia Maria Terzi – devono essere sostenuti con convinzione dalle istituzioni. È quello che stiamo facendo per agevolare la diffusione della mobilità elettrica. Penso all’attivazione del bando dedicato ai privati per incentivare la ‘diffusione di punti di ricarica privata per veicoli elettrici’, ovvero le strutture per la ricarica domestica: iniziativa che ha ottenuto un ottimo riscontro. Penso al bando Pnire che consentirà di cofinanziare colonnine di ricarica in molti Comuni lombardi”.

“Una tendenza che va incoraggiata”

Di fatto la Regione Lombardia ha già reso strutturale l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per le vetture elettriche. “I segnali sono positivi – commenta Terzi – il mercato privato dell’auto elettrica è in crescita anche nel nostro territorio. Si tratta di una tendenza che va incoraggiata. Il nostro lavoro, di concerto con tutti gli attori in campo, va esattamente in questa direzione”.

Nella hit dello spreco il cibo è al primo posto

Per 7 italiani su 10, il 68%, il food waste è in testa alla classifica dello spreco. E se la percezione dello spreco alimentare è in deciso aumento fra gli italiani, erano 6 su 10 solo 6 mesi fa, le cause indicano nel 63% dei casi il fatto che sia scaduto, o ammuffito nel 51%. Ma il cibo si butta anche perché se n’è acquistato troppo (58%), o è stato cucinato in eccesso nel 43% dei casi. Si tratta dei nuovi dati 2019 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market /Swg. Ma secondo gli intervistati dallo studio dopo il cibo sprechiamo anche acqua, energia elettrica, soldi e tempo. 

Cibo, acqua, mobilità sul podio

Al secondo posto nella classifica dello spreco si piazza l’acqua, con il 52% delle risposte, una percentuale in netto aumento rispetto a 6 mesi fa, quando lo spreco idrico riguardava il 37% degli intervistati. Al terzo la mobilità, con il 25%, anche in questo caso in netto aumento rispetto la precedente rilevazione (8%), al quarto l’energia elettrica (24%), al quinto i soldi (16%), al sesto il tempo (14%) e al settimo il gas (7%).

È utile individuare buone pratiche di prevenzione da replicare e veicolare?

Secondo gli italiani individuare buone pratiche di prevenzione da replicare e veicolare contro lo spreco alimentare (e non solo) è essenziale, e per il 60% degli intervistati si deve partire dalle scuole.

“Un italiano su tre, il 33% – spiega il presidente Swg Maurizio Pessato – dichiara di non avere le idee chiare sulle fonti di buone pratiche per prevenire gli sprechi. Si profila piuttosto lunga la strada per entrare efficacemente in comunicazione con i cittadini sul tema. Ma intanto è chiaro che ben 6 italiani su 10 danno il proprio mandato alla sensibilizzazione scolastica per promuovere l’attenzione e la prevenzione negli sprechi alimentari”.

Da chi deve partire la sensibilizzazione?

Per 4 italiani su 10 poi è importante che l’esempio di buone pratiche parta dai propri concittadini, per il 36% dagli enti pubblici e in misura inferiore a imprese (19%) e associazioni (15%). Secondo il 31% degli italiani però sono proprio le associazioni di cittadini e di consumatori le artefici della sensibilizzazione in atto, mentre per il 27% degli italiani sono le scuole ad agire.

Stenta invece a essere percepita la sensibilizzazione sul tema messa in campo da parte degli enti pubblici (12%) e delle imprese (8%), riporta Adnkronos.

Come ridurre o prevenire lo spreco alimentare domestico

Ma come ridurre o prevenire lo spreco alimentare? Secondo il 64% degli italiani è necessario stilare una lista della spesa prima di entrare al supermercato, ma anche congelare i cibi che non verranno mangiati a breve (63%). Quindi, fare attenzione a non cucinare più del necessario (51%), riutilizzare gli avanzi e gli scarti dei pasti (49%), verificare se i cibi sono davvero andati a male prima di buttarli (49%), e imparare a ordinare meglio il cibo nel frigo con attenzione alle scadenze (43%).

Commercio online, crescita record in Lombardia

Il commercio online è cresciuto del 60% negli ultimi cinque anni e la Lombardia è tra i principali attori di questa escalation. Lo rivela un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sui dati del registro delle imprese. In particolare, il commercio online ha fatto un balzo in avanti nel 2019 sul 2018, rispettivamente del +16% e +13% in Lombardia e in Italia: oggi ha raggiunto quota 3.658 imprese attive in regione e 19.710 nel Paese. Una crescita che diventa +60% per la Lombardia e +68% per l’Italia considerando gli ultimi cinque anni con il settore che impiega oltre 7mila addetti in regione su 29mila a livello nazionale, un quarto del totale.

Tra le principali piazze nazionali prima Roma e poi Milano 

In Lombardia Milano è prima con 1.597 imprese, +16% e quasi 5 mila addetti, +22%, seguita da Brescia (464 imprese, +21%), Bergamo e Monza Brianza (con oltre 300 imprese ciascuna, +10% circa). Brescia è anche il territorio dove giovani (27%) e stranieri (16%) pesano di più sul settore. Sono 19.710 le imprese specializzate in Italia nel settore del commercio online e crescono del 13% in un anno e del +68% in cinque anni. Un’impresa su quatto tra chi si occupa di vendita su internet è giovane (25%) e circa il 10% è in mano a imprenditori nati all’estero.

Un settore che dà lavoro a 29mila addetti

Un settore che cresce è anche un settore che genera posti di lavoro. E i dati lo confermano. Le imprese del commercio online occupano 29mila addetti concentrati in Lombardia (7mila, circa un quarto), Lazio e Umbria (un decimo ciascuna). Se Roma è prima per imprese (1.726 sedi, +13%) seguita da Milano (1.597, +16%), Napoli (1.487, +16%) e Torino (798, +14%), Milano concentra il maggior numero di addetti (quasi 5mila, + 22%) seguita da Perugia (2.547). Imperia è prima per peso degli imprenditori nati all’estero (circa uno su tre) e Potenza per peso delle imprese giovani (circa una su due).

In Lombardia le controversie passano da RisolviOnline

Come in ogni altro settore, si possono verificare delle controversie. E quelle legate agli acquisti su internet passano da RisolviOnline, il servizio di online dispute resolution dalla Camera Arbitrale, azienda speciale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. 932 le richieste ricevute e gestite in 16 anni tra B2B, B2C, C2B e C2C. Le controversie riguardano soprattutto l’acquisto di vestiario e accessori, variazioni e annullamento di spostamenti e viaggi.

Il natsubate si combatte a tavola. I consigli contro la stanchezza estiva

Il natsubate è un termine giapponese che indica una condizione fisica di spossatezza causata dal caldo estivo, e che può portare anche disidratazione, crampi e colpi di calore. Letteralmente natsubate significa esaurimento estivo, e nasce dall’unione delle parole “natsu” (estate), e “bate”, ovvero essere esausti.

Ma come combatterlo? Con una dieta corretta e piccoli pasti che forniscano la giusta dose di energie e nutrienti durante la giornata. In Italia questa dieta prende il nome di regola dei cinque pasti, e produce effetti positivi non solo sul corpo, ma anche sullo stato mentale riducendo il rischio di ansia, depressione e stress emotivo Fondamentale è pianificare i pasti a intervalli di almeno 3 ore, per mantenere stabili i livelli di zuccheri nel sangue ed evitare attacchi di fame.

Non saltare mai i pasti!

Largo a carboidrati integrali ricchi di fibre, frutta idratante come anguria e melone, fonti di energia di rapido utilizzo, e yogurt freschi ricchi di proteine, vitamine e minerali. Il primo consiglio degli esperti per battere il nastubate però è quello di non saltare mai i pasti. Il corpo ha bisogno di energie, soprattutto d’estate, quando caldo e afa portano adulti e bambini a spenderne di più.

Colazione, pranzo e cena devono essere integrati da due snack per soddisfare il fabbisogno energetico e assimilare più nutrienti, ma occhio alle calorie: snack con un apporto calorico superiore al 10% del fabbisogno giornaliero possono peggiorare la salute.

Diversificare la dieta per non cadere nella monotonia

I nutrienti fondamentali per non esaurire le energie durante l’estate sono glucosio, potassio, calcio, magnesio, carboidrati complessi e antiossidanti. Ma restare idratati è essenziale per assicurarsi che le reazioni chimiche cellulari avvengano correttamente e che la pressione arteriosa non scenda troppo.

A tavola e a merenda non devono mai mancare prodotti freschi e di facile digeribilità come frutta, infusi, latte, verdura, noci e mandorla. Scegliere poi alimenti integrali, ricchi di fibre e di carboidrati complessi. Alimenti grassi, zuccherati o eccessivamente salati e bevande alcoliche al contrario favoriscono la disidratazione e rallentano la digestione.

Meglio poi diversificare la dieta, includendo una vasta gamma degli alimenti ed evitando di ricadere nella monotonia, riporta Ansa.

Benessere e successo professionale dipendono anche da una corretta alimentazione

Stanchezza, sonnolenza e difficoltà a concentrarsi sono solo alcuni dei problemi causati dall’afa, e sono in particolare i più piccoli a soffrire. Durante l’estate infatti i bambini tendono ad aumentare il dispendio di energie, e pur dimostrando un minor appetito rendono la merenda un pasto fondamentale.

La stessa regola vale anche per gli adulti, e in particolare per i lavoratori, che per mancanza di tempo tendono a saltare i pasti, a mangiare senza alzarsi dalla scrivania e ad abbuffarsi di zuccheri e caffeina. Ignorando che benessere e successo professionale dipendono anche da una corretta alimentazione.